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Architettura, transizione ecologica e tecnologie digitali nelle aree rurali.


Tiziano Cattaneo

Università degli Studi di Pavia, Department of Civil Engineering and Architecture, via Ferrata 3, Pavia.


(This paper is a revised version of an article presented at the IX FORUM PROARCH “Transizioni. L’avvenire della didattica e della ricerca per il progetto di architettura”, Cagliari | 17-18-19 Nov. 2022, and accepted for publication. It might be a pre-copy-editing or a post-print author-produced .pdf, for the original publisher-authenticated version, please refer directly to publishing house’s archive system.)




Abstract

Il termine ‘rurale’ è stato recentemente postulato come "nuovo", in realtà è un ambito di ricerca ben consolidato. Attraverso nozioni come ad esempio ‘periurbano’, geografi, sociologi, architetti, urbanisti ed economisti hanno dibattuto per diversi decenni sul rapporto urbano-rurale. Inoltre, in diverse discipline si è assistito ad una controversia relativa alla distinzione e definizione dei termini agrario, agricolo e rurale. Ad esempio la geografia rurale è la disciplina più recente che indaga l'intero spazio rurale come territorio extraurbano. Pertanto, il termine rurale sembra tenere conto dell'evoluzione tecnologica e sociale delle campagne e fare i conti con diversi temi: la città, il mix funzionale e il cambiamento climatico.

In questo contesto in grande transizione (economica, sociale e culturale), da oltre un decennio il gruppo di ricerca “Rural Architectural Intensification” dell'Università di Pavia ha sviluppato ricerche, indagini e progetti sull'urbanizzazione e l'architettura rurale in Italia, in Europa e in Asia. L'approccio di ricerca è stato avviato dal presupposto fondamentale che l'urbanizzazione italiana richiede di essere studiata partendo da un nuovo punto di vista: spostare l’indagine da una prospettiva centrata sullo spazio urbano delle città ad una prospettiva incentrata sulle trasformazioni delle aree rurali, inclusi villaggi, borghi e piccoli centri rurali (Cattaneo, 2014). In questo quadro la rigenerazione delle aree rurali e delle sue architetture devono essere condotte verso ipotesi di transizione ecologica del paesaggio che includano l’intero patrimonio cultuale al fine di rigenerare il rapporto uomo-ambiente.

La progettazione architettonica attraverso la cultura rigenerativa può tornare ad essere decisiva per lo sviluppo rurale se i progettisti sapranno guardare a un pensiero progettuale sistematico che integri sistemi umani, naturali e digitali. Si propone di intraprendere un approccio olistico della progettazione delle relazioni tra risorse fisiche, naturali e digitali includendo micro e macro interventi, sia piccole entità sia interi sistemi, ecosistemi e territori. Sono proposti nelle conclusioni tre progetti esemplificativi che sottintendono a tre strategie di progettazione per fare dell’architettura un motore della transizione ecologica nell'era digitale.


Introduzione

The Countryside – termine polemicamente generico che Rem Koolhaas (2020) ha recentemente utilizzato per riposizionare il dibattito sulle nostre città rispetto alle aree rurali. Sebbene il termine sia stato postulato come "nuovo", in realtà è un ambito di ricerca ben consolidato. Attraverso nozioni come ad esempio ‘periurbano’, geografi, sociologi, architetti, urbanisti ed economisti hanno dibattuto per diversi decenni sul rapporto urbano-rurale. Inoltre, già da anni il termine ‘rurale’ ha dovuto far fronte al mutamento del sistema economico e alla necessità di essere ripensato in termini di definizioni. In diverse discipline si è assistito ad una controversia relativa alla distinzione e definizione dei termini agrario, agricolo e rurale. Ad esempio, in geografia i tre termini sono così definiti: la geografia agraria è disciplina che si concentrata sulla linea di intervento per lo sviluppo agricolo; la geografia agricola è legata alla forma morfologica della terra e, infine, la geografia rurale è la disciplina più recente che indaga l'intero spazio rurale come territorio extraurbano. Pertanto, il termine rurale sembra tenere conto dell'evoluzione tecnologica e sociale delle campagne (Beuret e Kovacshazy, 2005) e fare i conti con diversi temi: la città, il mix funzionale e il cambiamento climatico. Infine, il termine rurale comprende tutti gli elementi del territorio non urbano interessato da una continua trasformazione.

In questo quadro siamo obbligati a considerare la città e la sua architettura nei suoi termini disciplinari specifici, ma anche ad affrontare il “rurale” nel suo contesto polisemico e particolare e, soprattutto, esplorare i paralleli e le influenze reciproche in gioco. Secondo questa logica, le questioni sociali, culturali e progettuali nelle nostre città trovano paralleli al di fuori della periferia cittadina. L’attuale ripresa del concetto di “Diritto alla città” proposto da Henri Lefebvre nel suo libro del 1968 riguarda la questione dei diritti di uso del suolo. Ad esempio, la gentrificazione di ambiti urbani assomiglia alle pressioni edificative sui terreni agricoli attraverso logiche di espansione urbana. Pertanto, la sostenibilità dei nostri edifici e comunità è direttamente collegata all'attuazione della sostenibilità delle comunità rurali. Mentre le città in tutto il mondo sono senza dubbio i punti focali della crescita economica e dell'innovazione, un tema chiave che emerge in recenti documenti pubblicati dall'UE (Green Deal europeo) è il ruolo centrale dell'architettura verde e della transizione ecologica per lo sviluppo economico e sociale contro le minacce che l'urbanizzazione stessa produce in termini di crescita sostenibile. Inoltre, esperti europei nel New European Bauhaus hanno evidenziato la preoccupante situazione ambientale riguardo all'impatto delle città congiuntamente ai grandi problemi di inquinamento ambientale, gestione dell'acqua e dei rifiuti, prezzi degli immobili, trasporti e divario tra zone rurali e urbane.


La cultura rigenerativa nel progetto di architettura

In tempi di recessione globale, termini come “riorganizzare” e “ridurre al minimo” sono parole chiave per la progettazione urbana e del paesaggio. Di fronte a nuove e vecchie grandi sfide - dal cambiamento climatico alla pandemia - in Europa e nel mondo, il dibattito principale riguarda ancora termini ben noti come: rigenerazione, consumo, conversione, aggregazione, crescita sostenibile ecc. Nonostante questi termini si riferiscano ad approcci tuttora validi si ritiene che dovrebbero essere attuati attraverso un cambio paradigmatico: i progettisti dovrebbero essere promotori di una cultura rigenerativa del progetto che vada oltre alla sostenibilità e che possa guidare delle trasformazioni dinamiche. Dunque, il modo in cui la nostra società affronterà il progetto sul patrimonio architettonico esistente non solo sarà cruciale per il nostro futuro da un punto di vista economico e culturale, ma ci porterà anche a comprendere che gli obiettivi di sostenibilità ambientale possono essere raggiunti solo attraverso il miglioramento degli eco-sistemi che includono l'ambiente costruito, il paesaggio culturale e il patrimonio architettonico.

Da nord a sud, con il suo magnifico e fragile patrimonio paesaggistico, queste sfide sono ancora più vere per il territorio rurale italiano. In realtà, è facile considerare il caso italiano come un esempio paradigmatico. In Italia, così come in molte regioni dell'UE, le aree rurali stanno assistendo a un cambiamento radicale della loro popolazione e delle attività tecnologiche (ISTAT 2021).

In questo contesto in grande transizione (economica, sociale e culturale), già dal 2009 il gruppo di ricerca “Rural Architectural Intensification” dell'Università di Pavia diretto da chi scrive, nato all’interno di un progetto di ricerca di interesse nazionale finanziato (PRIN2009), sta sviluppando ricerche, indagini e progetti sull'urbanizzazione e l'architettura rurale in Italia, in Europa e in Asia. L'approccio di ricerca è stato avviato da un presupposto fondamentale: l'urbanizzazione italiana richiede di essere studiata partendo da un nuovo punto di vista. Spostare l’indagine da una prospettiva centrata sullo spazio urbano delle città ad una prospettiva incentrata sulle trasformazioni delle aree rurali, inclusi villaggi, borghi e piccoli centri rurali (Cattaneo, 2014). Possiamo affermare con una ragionevole certezza che l’approccio di ricerca avviato oltre un decennio fa, sia stato in qualche modo predittivo e anticipatorio di quanto definito nel 2014 dall'Agenzia per la coesione territoriale, ovvero la Strategia Nazionale per le “Aree Interne” 2014-2020 (SNAI). La Strategia Nazionale definisce ‘Aree Interne’ come “territori fragili, distanti dai centri principali di offerta dei servizi essenziali e troppo spesso abbandonati a loro stessi, che però coprono complessivamente il 60% dell’intera superficie del territorio nazionale, il 52% dei Comuni ed il 22% della popolazione. L’Italia più “vera” ed anche più autentica, la cui esigenza primaria è quella di potervi ancora risiedere, oppure tornare” e si pone come obiettivo principale di “intervenire, investendo sulla promozione e sulla tutela della ricchezza del territorio e delle comunità locali, valorizzandone le risorse naturali e culturali, creando nuovi circuiti occupazionali e nuove opportunità; in definitiva contrastandone l’emorragia demografica”.

Essendo la Strategia Nazionale focalizzata su una politica territoriale, la nostra ricerca si basa invece su questioni architettoniche e paesaggistiche. Da un punto di vista architettonico abbiamo proposto due strategie da attuare per raggiungere questi obiettivi. In primo luogo, il miglioramento del tenore di vita nelle aree rurali consentirà di migliorare sia la vita degli abitanti sia le condizioni ambientali delle aree rurali. In secondo luogo, il miglioramento del tenore di vita nelle aree rurali, nei borghi e nei villaggi anche attraverso l'incoraggiamento di una parte della popolazione a rimanere o addirittura a trasferirvisi creeranno maggiori benefici anche per l'intera popolazione urbana.

In particolare il nostro approccio di ricerca è stato allineato sin dall'inizio agli obiettivi dell'UE. ed è stato orientato a fornire strumenti e metodi per trasformare aree rurali-urbane più sostenibili, aperte, innovative e inclusive; migliorare la comprensione delle dinamiche delle comunità rurali e dei cambiamenti sociali e del rapporto tra energia, ambiente, mobilità e uso del suolo, compresa l'interazione con le aree urbane circostanti; migliorare gli strumenti di progettazione per i gruppi vulnerabili anche nel contesto della migrazione per migliorare l'inclusione sociale, ridurre i rischi sociali e la criminalità; sperimentare nuovi modi per ridurre la pressione sulle risorse naturali e stimolare la crescita economica sostenibile migliorando nel contempo la qualità della vita dei cittadini; favorire una visione lungimirante sulla transizione socio-ecologica verso un nuovo modello di sviluppo rurale che rafforzi digitalizzazione, innovazione e centri rurali come opportunità di lavoro.


Il ruolo dell'Architettura nel processo della transizione eco-digitale

In questo quadro appare evidente che la rigenerazione delle aree rurali e delle sue architetture non possono essere abbandonate alle semplificazioni imposte dall'occupazione del mercato immobiliare o quella turistica, ma devono essere rigenerate verso ipotesi di transizione ecologica del paesaggio che includano l’intero patrimonio cultuale.

La consapevolezza del fatto che le categorie “rurale” e “urbano” appaiono prive di senso senza una ben definita e specifica funzione porta a rivedere gli indirizzi strategici di gestione del paesaggio rurale attraverso una maggiore attenzione agli aspetti qualitativi della complessità – economica, funzionale, sociale e culturale – al fine di rigenerare il rapporto uomo-ambiente. Si ritiene essenziale evidenziare l'importanza del ruolo dell'architettura nel processo di transizione eco-digitale del paesaggio rurale che coinvolge sia la forma dello spazio costruito sia la natura. Questo passaggio significa che ogni intervento architettonico nel territorio – da un piccolo ponte pedonale alla rigenerazione delle sponde di un fiume, o dalla progettazione dello spazio pubblico di un borgo al progetto di un giardino pensile privato - debba riattivare il rapporto tra paesaggio e architettura, e tra uomo e ambiente.


Conclusioni e prospettive di progetto nelle aeree rurali

La progettazione architettonica attraverso la cultura rigenerativa può tornare ad essere decisiva per lo sviluppo rurale se i progettisti sapranno guardare a un pensiero progettuale sistematico che integri sistemi umani, naturali e digitali. Come ha scritto Donella Meadows (2015), si tratta di “un modo diverso di vedere e pensare” e quindi di intraprendere azioni diverse; cioè non si tratta di progettare singoli edifici o singole aree urbane sostenibili ma si tratta di intraprendere un approccio olistico della progettazione delle relazioni tra risorse fisiche, naturali e digitali includendo micro e macro interventi, sia piccole entità sia interi sistemi, ecosistemi e territori. Nonostante la progettazione architettonica sia tuttora in una fase di rincorsa delle innovazioni, possiamo proporre tre progetti esemplificativi che sottintendono a tre strategie di progettazione per fare dell’architettura un motore della transizione ecologica nell'era digitale:

1) Il progetto di architettura capace di integrare il paesaggio attraverso l’innovazione di tecniche e materiali di costruzione tradizionali con l’utilizzo delle nuove tecnologie digitali. Come dimostrano ad esempio i progetti di Philp Yuan Feng di Archi-Union Architects realizzati nei villaggi rurali in Cina, in cui la tecnologia robotica e di progettazione digitale si unisce alle tradizioni architettoniche e artigianali convivendo nello stesso progetto, ispirandosi a vicenda e generando nuove forme e configurazioni per strutture e edifici concretamente moderni (Figura 1).

2) Il progetto di architettura come servizio, come ad esempio nel progetto Hyperlocal Village Hubs in Rural Communities di Katharine Willis – Associate Professor in Digital Environments alla Plymouth University – in cui considera cosa succede quando gli abitanti delle zone rurali utilizzano la tecnologia digitale per connettersi in tempo reale sia all'interno che all'esterno del loro villaggio, proponendo un progetto in Cornovaglia di inclusione digitale che ha coinvolto una serie di interventi di recupero architettonico affiancati da azioni socio-digitali innovativi (Figura 2).

3) Il progetto di architettura e big data, in cui i dati digitali che vengono raccolti, elaborati, analizzati e combinati con altre informazioni per orientare le decisioni in funzione della variabilità spaziale e temporale al fine di migliorare l'efficienza nell'uso delle risorse, la produttività, la qualità e la sostenibilità degli edifici rurali. Ad esempio, il progetto architettonico deve affiancarsi agli avanzamenti nell’agricoltura di precisione che produce cambiamenti sia in termini paesaggistici sia in termini infrastrutturali e del patrimonio architettonico adeguando le pratiche agricole alle esigenze delle colture, riducendo i rischi ambientali e l'impronta dell'attività agricola, incrementando la competitività attraverso pratiche più efficienti del lavoro (Figura 3).

In conclusione, possiamo affermare che la combinazione tra progettazione architettonica, politiche innovative e applicazione delle nuove tecnologie digitali potrà fornire risultati in termini di qualità ambientale. Le relazioni socio-culturali che legano e connettono tutte le componenti dell'ambiente non possono essere sviluppate e trasformate in maniera separata. Si ritiene invece che ogni progetto debba essere pensato all’interno di un sistema olistico atto a promuovere lo sviluppo sostenibile delle aree rurali. È il riconoscimento del ruolo che l'architettura può svolgere nella transizione eco-digitale. L'architettura non è mai stata un oggetto unico a se stante, ed oggi più che mai, l’architettura è una forma di conoscenza che può consentire la convergenza di spazio fisico e tempo storico (Andraos, 2016). Di conseguenza, come definito da Arnold Berleant, "l'ambiente diventa l'esemplificazione, il paradigma stesso di una nuova estetica, l'estetica dell’entanglement" (Berleant, 1992). L’entanglement, inteso come connessione ambientale, è come una piccola città o una piccola architettura che sono inseparabili dalla propria storia, dal loro ambiente naturale, dagli elementi artificiali, dalle sue foreste, dai campi, dalle industrie e dalle infrastrutture che ne definiscono l'intero paesaggio culturale.



Bibliografia essenziale

AMO / R. Koolhaas (2020). Countryside. A Report: Countryside in your pocket!. Taschen.

Andraos, A. (2016). What Does Climate Change? (For Architecture). In J. Graham (Ed.), Climates: Architecture and the Planetary Imaginary. Zurich: Lars Müller Publisher.

Berleant, A. (1992). The Aesthetics of Environment. Philadelphia: Temple University Press.

Beuret, J-E., Kovacshazy, M-C. (2005) Rural amenities policies: future stakes, in: G. P. Green, S. C. Deller, D. W. Marcouiller, Amenities and Rural Development. Theory, Methods and Public Policy, University of Wisconsin–Madison, USA Edward Elgar Cheltenham, UK. pp. 33-47.

Branzi, A. (2003) Agricoltura e architettura, in Atti del Convegno “Soluzioni ecocompatibili per la configurazione del paesaggio agricolo”, Napoli.

Cattaneo, T. Rural Architectural Intensification. Website: www.raintesification.com

Cattaneo, T., De Lotto, R. (2014). Rural-Urban-Architecture. Design strategies for small towns development. Firenze: Alinea Editrice.

European Commission. Horizon Europe. The EU Framework Programme for Research and Innovation. https://research-and-innovation.ec.europa.eu/index_en

Meadows, D. H., D. Wright (Ed.), (2015). Thinking in systems: A primer. Hartford: Chelsea Green Publishing.

Wahl, D, C. (2016). Designing Regenerative Cultures. Charmouth Dorset, UK: Triarchy Press Ltd.

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