Il carattere del paesaggio tra rurale e urbano

Mappatura del paesaggio e dell’architettura dello spazio periurbano pavese


Corinna Sperlí, Tiziano Cattaneo

Università degli Studi di Pavia, Department of Civil Engineering and Architecture, via Ferrata 3, Pavia.

(This Article is the final version of a research report presented in several workshops and seminars held at the University of Pavia and Tongji University between 2013 and 2019. It has not formally published in proceedings or books.

Author Contributions: Writing original draft and preparation, Corinna Sperlí; Research conceptualization, writing final draft, review and editing, Tiziano Cattaneo.)


Read the full research report with maps and images in pdf



Introduzione

Si vuole iniziare questo articolo con le significative parole dell’architetto Aldo Rossi che descrive in poche frasi il mondo della Pianura Padana ed il suo carattere: “in questa terra le cattedrali forse non sono mai state bianche, per nebbia e umidità delle costruzioni che producono dissesti e crepe nelle strutture come distorsioni vertebrali che si manifestano sotto forma di artriti e peggio nei corpi. Nell’argine del Po lombardo esistono case evacuate che sono tornate natura e sono parte integrante del paesaggio padano pieno di luoghi attivi e misteriosi. […] Caratteri di una commistione tra campagna e città, tra terra e acqua.”[1]. Si ritiene che questa descrizione sia capace di cogliere la verità di un territorio connotato da valori architettonici precisi e identitari, relazionati con il paesaggio e testimoni di una antica tradizione costituita dalla commistione tra rurale e urbano, campagna e città. Esattamente come il paesaggio dell’area pavese oggetto di questo studio.

La provincia di Pavia si estende su una superficie di 2.964,7 kmq (pari al 12,4% del territorio lombardo e a quasi l'1% di quello italiano), comprende 190 comuni.

Il territorio provinciale appartiene per tre quarti alla Pianura Padana e per il resto all'Appennino; i fiumi Po e Ticino costituiscono i principali corsi d'acqua mentre non esistono bacini lacustri di rilievo. Il profilo geometrico si presenta vario, completamente pianeggiante a nord e a ovest e più mosso a sud, con rilievi collinari e montuosi e cime che raggiungono i 1.460 metri col Monte Penice, i 1.498 con la Cima della Colletta ed i 1.724 col Monte Lesima.

Vario anche il paesaggio che offre angoli di notevole pregio naturalistico; come in altre province della regione, la cura per la conservazione del patrimonio ambientale ha portato all'individuazione di aree sottoposte a vincoli di tutela, delle quali la più importante è senza dubbio quella interessata dal Parco lombardo della Valle del Ticino. Sono riconoscibili in tutto il territorio formazioni di edilizia rurale ancora attive e residenze storiche con giardini e parchi che attribuiscono connotazioni storiche al paesaggio. Nella parte nord e nord-est la provincia pavese è fortemente infrastrutturata comprendendo nel suo territorio due tracciati autostradali: quello della A7 Milano‐Genova e quello dell'A21 Torino‐Piacenza; i collegamenti stradali sono assicurati altresì da una fitta rete di strade statali e provinciali, spesso realizzate sul tracciato di antiche strade romane. Questi corridoi infrastrutturali includono anche la ferrovia e l’alta velocità in grado di raggiungere tutti i principali distretti del territorio, ad eccezione della parte più meridionale e montuosa.

Di grande importanza è l'organizzazione del settore primario che presenta caratteristiche interessanti: in agricoltura prevalgono le coltivazioni di riso, cereali e vite. A Est del fiume Po la ricchezza di risorse idriche e la natura del territorio consentono un'agricoltura di tipo industriale, che condiziona fortemente il paesaggio; a ovest del principale fiume italiano l'irrigazione è invece decisamente più scarsa.

Questi brevi ed essenziali cenni geomorfologici dimostrano e fungono da corollario alle parole di Aldo Rossi che ci spingono ad osservare il territorio pavese più da vicino focalizzando ora l’attenzione al suo capoluogo: Pavia.

“Un gioiello di architettura incastonato nella prorompente natura della pianura lombarda, questa era l’immagine della città di Pavia fino all’inizio del secolo scorso. Il verde della campagna lambiva il mattone delle mura che si stagliavano contro il cielo. A sud il margine della città si rifletteva nel Ticino soggiogato da un ponte la cui importanza appariva direttamente proporzionale alla modestia dell’omonimo Borgo che chiamava a far parte integrante dell’urbano.”[2]. Con queste parole il professor Cesare Stevan descrive la città di Pavia evidenziandone il carattere agricolo ed il pregio storico che si sta frammentando e cancellando nel tempo.

Pavia e il suo territorio sono straordinariamente ricchi di tesori culturali, architettonici e artistici con una notevole importanza economica. La città e il suo territorio sono ricchi di monumenti, residenze, cascine, paesaggi e valori ambientali che non devono e non possono essere banalizzati da un edilizia dell’occupazione.


Metodologia e schede di analisi ‐ lo spazio periurbano pavese.

Tracciato il contesto di riferimento e il dominio di indagine della ricerca è facile capire come sia fondamentale conoscere e mappare questo spazio partendo dai centri urbani minori che costellano questo territorio. Il centro urbano minore o borgo è l’elemento principale da studiare in quanto è proprio in esso che si evidenzia oggi la mancanza del concetto di abitare il paesaggio.

Definiamo innanzitutto cosa intendiamo con questo termine nel nostro progetto di ricerca: il centro urbano minore o borgo è un centro abitato in cui la popolazione si addensa per creare una collettività, un tempo al di fuori delle mura cittadine, creando così un luogo in uno specifico paesaggio. Consideriamo borgo sia l’agglomerato che fa comune a livello territoriale che quello che non lo è ed appartiene ad un comune limitrofo. Questo perché ai fini della nostra ricerca è fondamentale considerare il paesaggio, il luogo, l’abitare e tutti i borghi hanno queste caratteristiche che li accomunano dal punto di vista paesaggistico indipendentemente dal loro stato amministrativo.

Pertanto la mappatura e l’analisi si è concentrata in dettaglio su alcuni centri urbani minori presenti nello spazio periurbano pavese adattando al nostro scopo la base metodologica dell’Abaco degli edifici nel Parco del Ticino – Costruzioni non connesse all’attività agricola ‐ Linee giuda per l’esame paesistico dei progetti, pubblicato nel 2008.

Preceduta da una campagna di rilievi fotografici e di visite sul territorio, la metodologia utilizzata per la redazione del report finale può essere sintetizzata in 3 fasi:

1) Si è innanzitutto suddiviso lo spazio periurbano pavese in tre zone:

‐ zona 1: area ovest dello spazio periurbano pavese comprendente il Parco del Ticino e della Vernavola;

‐ zona 2 : area nord dello spazio periurbano pavese comprendente il Parco Agricolo;

‐ zona 3: area est dello spazio periurbano pavese comprendente il Parco del Ticino.

2) Ogni zona è stata studiata, attraverso schede analitiche, nella sua conformazione morfologica a livello di pieni e vuoti, quindi tipologica, i centri urbani minori presenti e le sue architetture e di infrastrutture viarie.

3) Si è proceduto nella terza fase ad analizzare in dettaglio, attraverso singole schede, alcuni centri urbani minori presenti nella zona presa in considerazione; la ricerca si è svolta con tre strumenti base: a livello fotografico, a livello archivistico e a livello telematico (foto satellitari ecc). I centri abitati analizzati sono stati catalogati nella loro conformazione attuale con le nuove espansioni, le presenze storiche, le aree verdi e le strade.

Per alcuni borghi è stata sviluppata una successiva scheda di dettaglio in cui è stato studiato un campione di tessuto urbano recentemente trasformato/urbanizzato; vengono così analizzati caratteri, valori e criticità dell’edificato ed evidenziati i diversi sistemi che lo compongono:

‐ sistema degli spazi edificati

‐ sistema degli spazi di relazione

‐ sistema degli spazi in inedificati

Oltre alle schede dei borghi si è ritenuto necessario arricchire la mappatura inserendo per ogni zona una scheda che testimonia la presenza delle cascine nell’area in quanto anche quest’ultime tipologie caratterizzano il paesaggio antropizzato dello spazio periurbano pavese ed è proprio da esse che nella storia si sono generati i centri urbani minori; avremo quindi cascine isolate e cascine integrate nel tessuto urbano del borgo.

È necessario precisare che, coerentemente con lo scopo principale di questo studio, per i dati concernenti la popolazione, agli indicatori sociali ed economici dei borghi si rimanda ai dati statistici nazionali [4] che saranno parte di un successivo report di ricerca.

Nelle file pdf allegato a questo articolo è possibile visionare l’apparato iconografico composto da mappe, foto, disegni che costituiscono i risultati della ricerca. In conclusione, ci sembra importante richiamare gli obiettivi che si sono voluti perseguire con questo studio: 1) mappare, osservare e monitorare le dinamiche territoriali di luoghi storici e fragili, 2) farsi portavoce attraverso la visualizzazione di queste aree di un'idea condivisa di "costruzione" del paesaggio, 3) realizzare uno strumento di confronto tra le diverse parti interessate (progettisti, amministratori e soprattutto cittadini) per raggiungere la migliore consapevolezza che si abita e si agisce su un territorio complesso.



Note.


[1] Aldo Rossi, Architetture Padane – Casa del Mantegna Mantova, Edizioni Panini, 1984. “Architetture padane” è il titolo che Aldo Rossi con Luigi Ghirri diede ad una importante mostra sulla sua opera presentata al pubblico nel 1984 alla Casa del Mantegna a Mantova. Mostra ripresa nel 2013 a cura dell’ufficio mostre del Dipartimento di Architettura di Cesena, Annalisa Trentin (Responsabile scientifico) Giovanni Poletti (Responsabile tecnico) Agnese Fantini, con l’intento di ripartire da quelle posizioni evidenziando la necessità di porre al centro delle pratiche della ricostruzione dopo terremoto dell’Emilia questa conoscenza, portando un contributo culturale col fine di evitare il rischio di dimenticare la storia di queste terre e di cancellare irrimediabilmente architetture storiche e segni antropici di altissimo valore storico-culturale e sociale.

[2] Cesare Stevan, Pavia verde: dalle analisi al progetto, in AA.VV. Pavia: l’evoluzione della città, Edizioni CUSL 1996.

[3] S. Crotti, G. Bertelli, M. Reggio, D. Vanetti, Abaco degli edifici nel Parco del Ticino – Costruzioni non connesse all’attività agricola ‐ Linee giuda per l’esame paesistico dei progetti, Alinea Editrice, 2008.

[4] Istituto Italiano di Statistica. Comuni Italiani, Italiapedia e dati ISTAT. https://www.istat.it/it/archivio/156224

CLASSIFICAZIONE: PRINCIPALI STATISTICHE GEOGRAFICHE SUI COMUNI. L’Istat, ai fini di una descrizione statistica delle caratteristiche geografiche del territorio, diffonde elaborazioni basate sui dati collezionati in occasione delle rilevazioni censuarie o provenienti da altre fonti (es. Modello Digitale di Elevazione – DEM) con riferimento alle principali unità territoriali di interesse per la statistica ufficiale