Le Cascine come catalizzatori paesaggistici


Elena Cravidi e Laura Mariolu

Università degli Studi di Pavia, Department of Civil Engineering and Architecture, via Ferrata 3, Pavia.

(This Article was presented at the Simposio Internazionale “Agritecture and Landscape. Paesaggio Agricoltura Architettura Urbanità: attraverso Expo 2015” – June 2015, organized by Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori e PAYSAGE Promozione e Sviluppo per l’Architettura del Paesaggio, not formally published in proceedings or books.

Author Contributions:

Writing original draft and preparation, Laura Mariolu (Caso studio 1), Elena Cravidi (Caso studio 2); Research supervision, review, editing and final draft, Tiziano Cattaneo.)


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Introduzione

Il presente contributo si inserisce nel dibattito in corso, proprio nell’anno della Expo Universale Milano 2015, sulla riqualificazione degli ambiti rurali e del patrimonio architettonico costituito dai numerosi nuclei cascinali presenti sul territorio lombardo e specificamente nell’ambito del Parco Agricolo Sud di Milano. La rinnovata attenzione verso questo patrimonio paesaggistico e architettonico ricco di storia e memoria è di grande valore collettivo solo se coadiuvato da proposte alternative alla logica di mercato immobiliare che ha negli ultimi vent’anni trasfigurato il paesaggio agricolo lombardo e italiano. Per questo motivo si è scelto il metodo della ricerca-progetto volto alla sperimentazione di proposte progettuali di riqualificazione architettonica e paesaggistica utilizzando due casi studio di cascine abbandonate e in stato di degrado: la Cascina Campazzino e la Cascina Carliona entrambe collocate nell’area est del Parco Agricolo Sud di Milano. Questo articolo si configura come ricerca-progetto, pertanto fulcro di lettura sono le tavole progettuali allegate in appendice precedute da una descrizione dei due casi studio selezionati e da alcune note di discussione redatte dall’editor dell’articolo.


Caso studio 1: La “Cascina Parassita”. Progetto di riqualificazione della Cascina Campazzino a Milano. (di Laura Mariolu)

Cascina Campazzino trova ubicazione all’interno del Parco Sud di Milano, nell’omonima via Campazzino. La sua edificazione risale al XVII secolo e attualmente, oltre ad aver perso la sua originaria destinazione d’uso, presenta evidenti segni di degrado.

Analizzando il contesto circostante il complesso cascinale, si evidenzia la presenza di tre nuclei cascinali: Cascina Campazzo, Cascina Salvanesco-Gaggiolo e Cascina Cascinetta. Quest’ultime sono tutte aziende attive e rinomate per le loro coltivazioni, per l’allevamento e per i servizi agrituristici offerti. Di particolare interesse commerciale ma anche socio-educativo è il “distributore di latte appena munto” di Cascina Campazzo che permette ai clienti, attraverso un servizio self-service, di gustare latte fresco proveniente dall’allevamento della cascina stessa. Inoltre, l’azienda agricola già offre servizi educativi ospitando scolaresche con la finalità di diffusione di una conoscenza dell’ambiente agricolo e del territorio che sempre più, purtroppo, tende a perdersi nella memoria dei tempi. Di particolare interesse e meritevole di essere evidenziato è anche il servizio offerto da Cascina Salvanesco, i cui prodotti agricoli e orticoli sono venduti presso una bottega interna che offre una selezione di prodotti del commercio equo e solidale. Inoltre, la presenza di un’area attrezzata per la sosta dei camper fornisce un servizio agri-turistico di “agri-campeggio” combinando sostenibilità ambientale, agricola e turistica.

Infine, allo scopo di fornire un quadro complessivo dell’area circostante alla Cascina Campazzino oggetto di ricerca-progetto, si segnala la presenza di una ditta di ponteggi edili e di uno scatolifici. Attività che si distribuiscono lungo l’omonima “Via Campazzino” che è, di fatto, l’unico percorso possibile per il raggiungimento del sito di oggetto di studio. Tali strutture produttive-commerciali non sono legate alle tipiche attività del paesaggio agricolo e sono evidenti testimoni del mix funzionale, spesso incoerente, presente nelle aree agricole limitrofe ai centri urbani.

Attraverso questa breve analisi del paesaggio, dove si evidenzia la posizione predominante della Cascina Campazzino, che sembra troneggiare sui nuclei cascinali esistenti, nasce l’idea progettuale di recupero, ri-funzionalizzazione e ricomposizione paesaggistica con l’obiettivo di creare un sistema sinergico tra le diverse strutture il cui fulcro rimane e sarà la cascina Campazzino. La proposta progettuale intende trasformarla in un nuovo catalizzatore paesaggistico che agendo come una vera e propria “Cascina Parassita”, sfrutta la vivacità commerciale delle cascine limitrofe convogliando tutto ciò che possono offrire all’interno del paesaggio naturale e agricolo dell’area. Quindi, il collegamento tra le cascine avviene privilegiando la mobilità dolce, attraverso la creazione di nuovi collegamenti ai già esistenti percorsi ciclo-pedonali che costeggiano i campi, le rogge ed i caratteristici filari di alberi. Essi coniugano passeggiate all’aria aperta con la possibilità di sviluppare attività didattiche, ricreative ed artistiche, tramite percorsi espositivi e olfattivi. La cascina Campazzino rimarrà raggiungibile in automobile esclusivamente percorrendo l’omonima via confermando l’attuale collegamento.

Le nuove destinazioni d’uso che caratterizzeranno la cascina sono:

- Esposizione e vendita dei prodotti delle cascine limitrofe;

- Svolgimento di attività a scopo didattico, tramite l’utilizzo dei prodotti forniti dalle aziende del territorio;

- Creazione di un percorso museale, distribuito al primo piano dei tre blocchi strutturali pre-esistenti e mantenuti. La continuità del percorso viene garantita tramite l’inserimento di passerelle.

- Progettazione di nuovi edifici finalizzati allo svolgimento di attività didattiche-ludiche.

Per quanto riguarda gli aspetti tipologici e morfologici della cascina si opera attraverso un processo di demolizione selettiva delle superfetazioni completamente slegate dalla struttura prevalente della cascina. Mentre, tutte le nuove costruzioni necessarie al miglior funzionamento della cascina stessa comprendono l’integrazione di impianti fotovoltaici, attraverso pannelli o brise-soleil. È previsto anche il progetto di un nuovo edificio, con funzione di sala proiezioni, atta a sostituire l’irrecuperabile porzione strutturale dell’ex granaio oramai crollata per l’85%. Il nuovo edificio previsto si distingue a livello materico dalla costruzione pre-esistente riprendendone, però, i principali elementi dimensionali e morfologici come ad esempio l’inclinazione della copertura. Questo edificio diventa inoltre pretesto per compiere delle sperimentazioni sugli elementi costruttivi utilizzando anche elementi inusuali nel panorama costruttivo: materiali che sono generalmente considerati come “rifiuti” possono, in realtà, rivelarsi preziosi alleati per fronteggiare la necessità di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Infatti, la struttura proposta per la sala proiezioni è una gabbia lignea, le pareti verticali e la copertura sono realizzate tramite la giustapposizione di balle di paglia. Il rivestimento sia interno che esterno è costituito da pannelli in legno. Mentre il solaio controterra è creato tramite ceste in plastica per il trasporto delle bottiglie di vetro che troppo spesso diventano rifiuti di difficile smaltimento se non attraverso processi altamente inquinanti. Tali elementi in plastica si prestano per essere utilizzati nel vespaio. Infine, tutti i corpi tecnici e impiantistici vengono mascherati mediante un tendaggio realizzato dal recupero di tappi alluminio. Queste proposte e sperimentazioni confermano quanto accennato in precedenza: materiali che sono generalmente considerati “rifiuti” possono rivelarsi preziosi alleati per fronteggiare la necessità di sostenibilità ambientale, economica e sociale attraverso il loro re-impiego in modo creativo e anche tecnico.


Caso studio 2: La cascina come “ideale nodo di collegamento”. Progetto di riqualificazione della Cascina Carliona a Milano. (di Elena Cravidi)

Notizie storiche dell’edificazione della Cascina Carliona la fanno risalire al XV secolo. La sua superficie coperta è di 550mq e oggi sono visibili solo le tracce del nucleo cascinale in rovina dovuto al totale abbandono e degrado del tempo. Il rudere della cascina è stato inglobato tra gli edifici residenziali che definiscono la parte sud del quartiere Sant’Ambrogio situato in una zona intermedia tra aree agricole del Parco delle Risaie a sud e aree strettamente urbane a nord, tra cui si raggiunge a poca distanza la Darsena di Porta Ticinese. L’immediato intorno del manufatto esistente è prevalentemente caratterizzato dagli edifici residenziali (alcune di qualche interesse architettonico) e da alcuni servizio annessi alle residenze del quartiere Sant’Ambrogio.

La proposta progettuale di riqualificazione architettonica e paesaggistica si basa sulla ridefinizione morfologica-funzionale della cascina come catalizzatore paesaggistico epicentro del parco circostante. La consistenza volumetrica della cascina esistente consente la proposta d’inserimento di nuove funzioni volte a contribuire da un alto al benessere dei residenti e di nuovi utenti dell’area, dall’atro di intensificare l’attrazione del paesaggio come elemento di sostenibilità ambientale. L’idea progettuale sviluppata è centrata sul disegno di un parco lineare che, partendo dalla cascina, si affianca al ricco sistema idrico di canali e rogge tipiche del paesaggio agricolo sud di Milano. Questi piccoli corsi d’acqua minori riqualificati fungono da connettori paesaggistici, consentendo di collegare ad esempio il tratto del Lambro Meridionale con il piccolo lago della cava di ronchetto, mantenendo lo scolmatore Olona come “ideale via di collegamento” paesaggistico che crea diverse aree funzionali. In questo modo risulta possibile “aprire il paesaggio” verde elevandolo a vera e propria area funzionale vivibile e percorribile e non solo di valore estetico-ornamentale. Come conseguenza positiva di questa idea progettuale si evidenziano due risultati principali: il parco in cui è inserita la cascina Carliona diventa il vero protagonista dell’area (attrattore paesaggistico) e, allo stesso tempo, si pone come vincolo ambientale a contenimento di ulteriori potenziali nuovi inserimenti edilizi incoerenti ma anche come importante contenitore di biodiversità.

Il rudere della cascina si trova centralmente rispetto ad edifici residenziali alti in media 5/6 piani fuori terra perciò la percezione che si ha stando al suo interno è di un grande vuoto che permette visuali aperte in una città densa come Milano. La proposta progettuale si concentra sull’importanza di questo aspetto portando alla rappresentazione di un insediamento in parte ipogeo e in parte fuori terra con lo scopo di mantenere un’altezza del nuovo costruito non superiore all’altezza della cascina esistente di due piani fuori terra. Il contenimento delle altezze contribuisce a mantenere la visuale principale sulla cascina, a creare un podio alla cascina stessa cambiando punto di prospettiva e, enfatizzare ulteriormente il nucleo cascinale grazie alla nuova strada inserita e progettata con una pendenza che, partendo dalla cascina, arriva al di sotto del livello del parco per permettere l’entrata ai nuovi edifici ipogei e l’illuminazione degli stessi. Per non perdere la continuità del parco, il tetto degli edifici diventa un tetto giardino calpestabile ed usufruibile che appare come un rilievo del terreno, creando un gioco di diverse pendenze.

Per quanto riguarda l’edificio vero e proprio della cascina la proposta di riqualificazione intende proporlo come nuovo punto focale dell’intera area, con l’attribuzione di fulcro di organizzazione funzionale e distributiva dell’intero complesso e comprendendo delle nuove attività ludiche, culturali, sportive e sanitarie (pet therapy) da svolgere nel nuovo parco.

Questo edificio si presenta in evidente stato di degrado, senza la possibilità di sfruttarne la struttura esistente in quanto in condizioni di estremo deterioramento che non sarebbe conforme alle norme minime di sicurezza. L’approccio seguito si basa sull’intenzione di mantenere la muratura originaria della cascina come “rivestimento” e involucro esterno contenente la nuova struttura che si inserisce all’interno. Quest’ultima è realizzata con tubolari e montanti in acciaio che sostengono la facciata vetrata e la copertura; anch’essa in parte realizzata in vetro e in parte con un nuovo tetto opaco che va a sostituire quello esistente in forte stato di degradato. Per la proposta del metodo costruttivo è stata effettuata una ricerca sul potenziale utilizzo di materiali riciclati da poter utilizzare nei nuovi solai e nelle coperture, con il doppio scopo di contenere i costi di costruzioni e del raggiungimento di sostenibilità in termini di consumo materico. Sono quindi proposti l’utilizzo di pallet riciclati, gomma piuma e maglioni di lana per l’isolamento, tavolati di legno e rivestimenti a basso costo come resine e palloni da rugby aperti e chiodati sulla struttura lignea sottostante. Come per il progetto precedente la ricerca di materiali alternativi che sono generalmente considerati “rifiuti”, possono rivelarsi preziosi alleati per fronteggiare la necessità di sostenibilità ambientale, economica e sociale attraverso il loro re-impiego in modo creativo e anche tecnico.


Note conclusive (di Tiziano Cattaneo)

Consapevoli dei limiti intrinseci delle proposte progettuali e senza la pretesa di essere esaustivi sull’argomento né di delineare vere e proprie linee guida di progetto, è possibile tracciare alcuni motivi di discussione e riflessione disciplinare scaturite dalla sperimentazione progettuale svolta. A valle di questa premessa (dovuta) si ritiene di poter condividere di seguito almeno tre principali risultati della ricerca che dimostra pragmaticamente come attraverso 1) approcci creativi di rifunzionalizazione degli edifici cascinali esistenti, 2) un ragionamento sul ripristino delle connessioni ambientali-paesaggistiche e, 3) la ripresa della memoria dei luoghi rurali e dei tracciati storici senza rinunciare all’innovazione e alla tecnologia oggi disponibile, sia possibile trasformare luoghi abbandonati e in disuso in veri e propri catalizzatori paesaggistici capaci di rilanciare economicamente, socialmente e culturalmente l’area su cui insistono. In altre parole, crediamo che nuovi modi di osservazione e conoscenza dello spazio rurale e la dialettica tra città e campagna siano oggi più che mai fondamentali per la costruzione di un nuovo paradigma che plasmerà nel prossimo futuro l'ambiente costruito definendo nuovi modi di abitare contemporaneo attraverso una progettazione architettonica pienamente impegnata nel raggiungimento della sostenibilità.



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