Rivivere il borgo

Ricomposizione morfologica e studio architettonico di un nuovo insediamento a Mirasole


Giorgia Zurla, Tiziano Cattaneo

Università degli Studi di Pavia, Laboratorio di Costruzione del Paesaggio e dell’architettura, via Ferrata 3, Pavia.

(This Article was presented at the conference “Il Progetto di Paesaggio: motore per lo sviluppo economico” – December 13th, 2013, organized by “Associazione Italiana Architettura del Paesaggio” at MACRO Museo d’Arte Contemporanea Roma, not formally published in proceedings or books)


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Nel corso degli ultimi trent’anni si è assistito al fenomeno di diffusione urbana, che si presenta come “territorio ampio, a sviluppo estensivo […] e a funzionalità urbana”, che ha portato alla destrutturazione delle vecchie gerarchie territoriali e alla progressiva reticolarizzazione dello spazio.

Si è quindi presa coscienza che, al centro del processo di occupazione del territorio, c’è la marginalità crescente e la modificazione della struttura dell’agricoltura, infatti essa, nel corso dei millenni, è sempre stata al centro della trasformazione lenta della complessità territoriale, governando i rapporti tra città e campagna quest’ultima produttrice non solo di colture ma anche di cultura.

Si vuole fare ora una riflessione di quali siano le possibili alternative che si potrebbero attuare per arrestare il fenomeno dello sprawl e della dispersione urbana. Infatti, se nei territori agricoli periurbani si proponesse un progetto, non solo in funzione al settore produttivo agricolo, ma che coinvolga servizi, ambiente e qualità del paesaggio, allora si darebbe un nuovo carattere a questo territorio ristabilendo il suo ruolo all’interno della struttura territoriale.

Un’opzione percorribile per contrastare le tendenze alla semplificazione e al degrado territoriale è quello dell’avvio di un’economia agricola basata sullo sviluppo di processi economici di tipo innovativo, autocentrati e auto-sostenibili, che permetta di incorporare pienamente e in modo nuovo il tema della produzione di territorio. Questo è il vero nocciolo del dibattito odierno, ovvero quello della produzione di valore territoriale attraverso, non solo la tutela e riqualificazione ambientale fini a se stessi, in un’ottica puramente naturalistica, ma riconoscendo di nuovo all’attività primaria il ruolo di ricostruzione di ambiente e territorio.

Una strategia che può essere proposta è quella della creazione di mercati differenti da quelli sviluppati fino ad oggi, che si basino sulla dimensione territoriale locale: infatti è a questa scala che è possibile promuovere e gestire al meglio i processi culturali che consentano di attivare forme di agricoltura e di alimentazione diverse. Va anche sottolineato come, negli ultimi anni, si è assistito ad una progressiva convergenza tra pratiche differenti di consumo, aperture di nuovi mercati, sensibilità culturali, fattori di crisi economica e ambientale, e altre dinamiche sociali ed economiche, che mostrano la possibilità concreta di poter riconnettere i fattori di qualità territoriale con il mercato economico, in un rinnovato legame tra qualità agricola e qualità territoriale.

Tendendo conto di tutte queste riflessioni, si è preso come caso studio quello del Borgo di Mirasole per sperimentare un nuovo modello di approccio che affronti il tema dei borghi rurali e della neoagricoltura sotto diversi punti di vista, da quello economico, sociale e delle forme territoriali. La ricerca d’identità locale e della ricomposizione degli spazi aperti deve partire dalla rigenerazione dell’agricoltura, che non deve essere più vista soltanto come produzione di beni primari, ma di valore territoriale.

Posto a 10 Km a sud dal comune di Milano (comune di Opera), all’interno del Parco Agricolo Sud Milano (PASM), sorge il complesso del Borgo Mirasole (XIII secolo) composto dall’abbazia umiliata, chiostro, locali di produzione della lana, stalle e abitazioni dei terziari. Possiamo dire che esso costituisce l’esempio più completo di grangia, come luogo di lavoro e domicilio di una comunità religiosa industriale ad economia agricola.

Il progetto si basa su due ipotesi principali: l’utilizzo delle risorse locali, attivando modelli collaborativi a scala locale, che coinvolgano sia gli abitanti che le imprese sul territorio e che possano portare ad innovazioni sociali, capaci di ridare vita all’insediamento. In particolare sono stati sviluppati diverse attività che si rifanno al modello dei servizi collaborativi come per esempio il Punto Parco, che entrerebbe a far parte della rete già esistente, nei nodi strategici del territorio del PASM, come occasione di contatto tra la campagna e la città poiché, unendo l’offerta di svago caratteristica di un centro visitatori con le attività

connesse con la produzione agricola. L’Ente Parco coordina l’articolazione generale dei servizi offerti dal Punto Parco, fornendo materiale informativo e rispecchiando un disegno unitario su tutto il territorio.

Un altro servizio attivato è quello dell’abbonamento alimentare, che fornisce periodicamente al consumatore una spesa di prodotti locali ed è promosso da un consorzio di produttori o da un produttore più grande e dalla sua rete di piccoli fornitori. È concepito per essere accessibile in termini economici grazie al taglio dei costi di trasporto su lunga distanza, e in termini di convenienza, grazie alla consegna regolare a casa o vicino a casa.

All’interno della rete di servizi, gli acquisti verdi permettono di mettere in contatto produttori virtuosi con consumatori critici attraverso l’organizzazione di piattaforme condivise per lo scambio di beni, basate sul modello dei gruppi solidali. I consumatori possono accedere al servizio attraverso una vetrina digitale o un agente del parco, che è risiede nel parco e viene pagato dall’Associazione degli Agricoltori Locali è il promotore e l’erogatore del servizio.

Il mercato dei produttori è collocato in aree dedicate all’interno dei principali mercati di strada della città, seguendo una rotazione settimanale. Il consumatore ha la possibilità di conoscere direttamente chi produce il bene acquistato, creando un legame di fiducia con esso.

Tutti questi servizi mirano a diminuire le distanze tra produttori e consumatori, nell’ottica sia di un risparmio di risorse, sia portando un maggior guadagno al produttore e una diminuzione della spesa del consumatore. Il programma che viene avanzato ha come obiettivo quello di conservare il carattere rurale dell’intero complesso e di sviluppare da una parte il recupero del comparto esistente, formato dalla corte abbaziale e dalle ex case dei contadini, e dall’altra la creazione di nuove residenze.

La scelta progettuale prevede di collocare nell’antica corte il Punto Parco, un centro culturale con biblioteca multimediale, un mercato dei produttori e delle piccole botteghe di artigiani con annessa residenza al piano superiore.

La definizione generale del masterplan è partita da un’analisi critica del territorio e dallo studio dei borghi limitrofi di Chiaravalle e Viboldone, entrambi nuclei insediativi che gravitano attorno alle Abbazie Cistercensi e il cui sviluppo avviene lungo un’asse viario principale. L’intero progetto si basa sull’idea che anche lo sviluppo del complesso di Mirasole potesse avvenire lungo l’asse viario principale: l’intervento all’esterno della corte, prevede il recupero delle case dei salariati trasformate in un piccolo albergo con camere al piano superiore e il ristorante al piano terra. Di fianco a questo edificio è stata collocata una serra che definisce un fronte compatto che si confronta direttamente con il prospetto sud della corte abbaziale.

Nella casa dei salariati che vi sviluppa con asse nord-sud, viene prevista la creazione di residenze temporanee per studenti e ricercatori che potranno risiedere per brevi periodi nel borgo; chiude l’intero comparto la progettazione di nuove residenze e servizi. Il carattere e la morfologia di queste nasce dal confronto con gli edifici storici del complesso abbaziale, di cui vengono riproposte non soltanto la forma e l’uso dei materiali, ma vengono interpretati i modi della sapienza costruttiva rurale con un linguaggio contemporaneo. L’assetto volumetrico, la composizione delle facciate, lo spessore della cortina muraria e i materiali, come il coppo e l’intonaco, guardano la preesistenza integrandosi perfettamente.

Si è deciso di usare come materiale costruttivo la paglia, materiale vantaggioso dal punto di vista, ambientale, economico e che garantisce risultati eccellenti in termini di efficienza energetica, con una drastica riduzione dei costi. Infatti le case isolate con balle di paglia, possono ottenere livelli da passivehouse con un consumo annuo di energia per il riscaldamento di meno 15 kW/mÇ. Questo dipende principalmente dalla densità delle balle, dalla posizione dei gambi (paralleli o perpendicolari alla direzione di propagazione del calore) e dal contenuto di umidità. A seconda della variazione di questi parametri il coefficiente di conduttività termica l varia da 0,0337 a 0,086. Assumendo una conduttività di 0,45 e considerando un muro da 42 cm, composto da 7 cm di intonaco totali e 35 cm di balle di paglia verticali, si ottiene una parete dalla trasmittanza U=0,12 W/m2K, al di sotto dello standard di 0,15 W/ m2K di “casa passiva”.

Le conclusioni che si possono trarre da questa ricerca è che un approccio di identificazione e adozione critica delle risorse locali siano l’unico punto di partenza per un progetto che aspiri alla valorizzazione e riattivazione del territorio.

La creazione di nuovi servizi in economie deboli, ma potenzialmente dotate, come quella del Borgo di Mirasole, fa in modo che si innestino circoli virtuosi di mutuo sostegno, che rendano di fatto possibile, delle attività altrimenti troppo dispendiose di energie per i singoli attori.

Cruciale per il progetto è la creazione del concetto di rete dei servizi in quanto propone l’idea di una maglia distribuita sul territorio che tenga conto delle differenze di potenzialità dei vari nodi e che, nello stesso tempo, offra un supporto alle realtà troppo piccole e fragili per autorganizzarsi in modo efficace.